Intré Camp 25 settembre 2026 – La Collina dei Sogni
Bentrovati con il resoconto dedicato al terzo e ultimo Intré Camp del 2026, organizzato venerdì 25 settembre presso una location nuova per noi: la location “La Collina dei Sogni” ad Albano Sant’Alessandro (BG).
Due sono stati gli appuntamenti della giornata: la Unconference, consueto momento per diffondere conoscenza e stimolare il confronto, e, in via eccezionale, un momento di formazione sul tema dell’Intelligenza Artificiale, dovuto al Regolamento (UE) 2024/1689, noto anche come AI ACT.
Nei prossimi paragrafi avrai modo di saperne di più.
Buona lettura!
La mattina: sessioni di formazione sull’IA
Francesco Rigillo, CEO di Intré e Betrusted, ha aperto la giornata con una presentazione sull’andamento dell’azienda, la situazione attuale e gli sviluppi futuri.
La mattina è proseguita con una formazione sull’intelligenza artificiale (IA). Francesco Rigillo e Andrea Caglio, IA & Software Engineer di Intré e Memoria, hanno curato due sessioni formative per adempiere agli obblighi previsti dall’AI Act per le aziende che sviluppano o utilizzano sistemi di IA.
Obiettivo della formazione IA
Con queste sessioni tutto il personale ha acquisito una conoscenza pratica dell’AI Act e delle sue implicazioni nel lavoro quotidiano. Un tema centrale è stato l’obbligo di alfabetizzazione sull’IA previsto dall’articolo 4 del regolamento.
La conformità riguarda anche chi utilizza sistemi di IA o contribuisce a realizzarli nel proprio lavoro. Per questo, la formazione si rivolge a figure professionali diverse, non solo a sviluppatori e personale tecnico.
Un tema centrale della formazione è stato l’obbligo di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale previsto dall’articolo 4 dell’AI Act, che riguarda non solo chi sviluppa sistemi di IA, ma anche chi li utilizza o contribuisce alla loro realizzazione nell’ambito delle proprie attività professionali. Per questo motivo, le sessioni si sono rivolte a figure aziendali diverse, non esclusivamente a sviluppatori e personale tecnico.
Comprendere l’approccio dell’AI Act
Durante l’incontro sono stati illustrati gli obiettivi del regolamento europeo, che punta a tutelare diritti, sicurezza e interessi delle persone senza ostacolare l’innovazione. Particolare attenzione è stata dedicata all’approccio basato sul rischio adottato dall’AI Act: ciò che determina gli obblighi applicabili non è la tecnologia utilizzata, ma il potenziale impatto che un sistema può avere sulle persone.
Attraverso esempi concreti e casi reali, Francesco e Andrea hanno spiegato i diversi livelli di rischio previsti dalla normativa, distinguendo tra pratiche vietate, sistemi ad alto rischio, obblighi di trasparenza e applicazioni a rischio minimo.
Ruoli, responsabilità e governance
Un ulteriore approfondimento è stato dedicato ai ruoli e alle responsabilità previsti dalla normativa, con particolare riferimento alla distinzione tra provider e deployer. È stato evidenziato come gli obblighi possano variare in funzione dell’architettura del progetto, degli accordi contrattuali e delle modalità di utilizzo delle soluzioni adottate.
Accanto agli aspetti normativi, durante le sessioni sono stati affrontati anche i temi della governance e dell’uso responsabile dell’intelligenza artificiale in azienda. Sono stati evidenziati l’importanza della supervisione umana, della verifica dei risultati, della protezione dei dati e della sicurezza informatica.
Dalla teoria alla pratica
I principi dell’AI Act sono stati tradotti in indicazioni operative applicabili ai progetti aziendali: individuare tempestivamente le iniziative che potrebbero presentare profili di rischio, coinvolgere i referenti competenti, documentare le attività e promuovere un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale lungo tutto il ciclo di vita delle soluzioni sviluppate e adottate.
Un percorso continuo
Il messaggio conclusivo è stato chiaro: la conformità all’AI Act non è un’attività occasionale, ma un percorso continuo che richiede formazione, consapevolezza e adeguati processi di governance. Solo integrando questi elementi nelle attività quotidiane è possibile adottare l’intelligenza artificiale in modo sicuro, responsabile e conforme alla normativa europea.
Unconference
Terminato il momento della Gildonfiera, Fabio Ghislandi, Agile coach e partner di Intré, ha dato il via alla Unconference, precisamente al momento dedicato al marketplace durante il quale ogni le persone possono proporre un tema, raccontarlo brevemente al gruppo e collocare il proprio post-it nell’agenda, scegliendo lo slot più adatto.
Di cosa abbiamo parlato durante la Unconference?
Durante l’Intré Camp del 25 settembre 2026, due sessioni hanno affrontato la formazione sull’IA prevista dall’AI Act.
L’intelligenza artificiale è tornata anche in molte altre presentazioni. Una Gilda estiva ha condiviso il proprio studio sull’«IA offline». Si è parlato inoltre di Machine Learning, del valore delle certificazioni nell’era dell’IA e di home automation.
Di seguito trovate un breve resoconto delle sessioni che ho seguito.
Sicurezza e responsabilità nell’era dell’IA
Luca Parsani, cybersecurity engineer di Betrusted, ha spiegato come adottare l’intelligenza artificiale in modo sicuro e responsabile. Ha organizzato il suo intervento in quattro aree:
- Costruire: progettare sistemi di IA responsabili, curando la qualità dei dati, la trasparenza, la tracciabilità e la supervisione umana lungo tutto il ciclo di vita.
- Misurare: valutare rischi come prompt injection, aggiramento dei controlli, avvelenamento dei dati, fughe di informazioni ed eccessiva autonomia degli agenti.
- Dimostrare: capire come l’AI Act classifica gli usi dell’IA in base al rischio, con un focus sui requisiti per i sistemi ad alto rischio e sulle scadenze normative.
- Difendere: esaminare il ruolo dell’IA nella cybersecurity. Può essere un bersaglio da proteggere, uno strumento per gli attaccanti o un aiuto per chi si occupa di difesa.
Il messaggio centrale? Per creare valore nel tempo, l’IA richiede regole di gestione chiare, una valutazione dei rischi, attenzione alla conformità e misure di sicurezza adeguate.
AI Act: linee guida per designer e content creator
Emanuele Mantovani, Head of Design di Thanks Design, ha presentato l’AI Act dal punto di vista di chi lavora nel design e nella creazione di contenuti. Il suo intervento si è concentrato sull’uso quotidiano degli strumenti di intelligenza artificiale.
Emanuele ha spiegato l’approccio del regolamento: più un sistema può incidere sui diritti e sulla sicurezza delle persone, più stringenti sono gli obblighi. Ha chiarito anche la differenza tra fornitore (provider) e utilizzatore (deployer). A seconda del progetto, un’organizzazione può ricoprire entrambi i ruoli.
Ha poi illustrato le quattro categorie di rischio:
- Rischio inaccettabile: comprende pratiche vietate, come la manipolazione comportamentale, il social scoring e il riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro.
- Alto rischio: riguarda, per esempio, sistemi usati nella selezione del personale, nell’istruzione, nella valutazione creditizia e nelle infrastrutture critiche. Questi sistemi devono rispettare requisiti rigorosi.
- Rischio limitato: comporta soprattutto obblighi di trasparenza verso gli utenti.
- Rischio minimo: comprende molti strumenti di uso comune, come assistenti di scrittura, traduttori e strumenti di produttività.
Emanuele si è soffermato sull’articolo 50 e sugli obblighi di trasparenza per chatbot e alcuni contenuti generati o modificati con l’IA. Attraverso casi pratici, ha mostrato quando occorre dichiarare l’uso dell’IA e quale ruolo può avere l’intervento umano.
Infine, ha proposto alcune indicazioni per chi lavora nel design: usare strumenti autorizzati, tutelare privacy e proprietà intellettuale e verificare gli output. Ha invitato inoltre a valutare il rischio del sistema e gli eventuali obblighi di trasparenza fin dalle prime fasi del progetto.
Il messaggio chiave è questo: l’AI Act consente di usare l’IA, ma chiede di progettarla e utilizzarla con responsabilità, trasparenza e attenzione ai rischi.
MeshCentral
Daniele Percivaldi, IT System Administrator per Intré, ha curato una sessione su MeshCentral, argomento del suo studio estivo, come possibile soluzione per l’assistenza remota alle macchine aziendali. L’obiettivo era valutare un sistema gestito internamente, più flessibile di Apache Guacamole e potenzialmente utile a contenere i costi delle licenze di AnyDesk, aumentati nell’ultimo periodo.
Per mettere alla prova lo strumento, Daniele ha configurato l’accesso ad alcune macchine Office aziendali, spiegando come il reparto IT possa svolgere interventi da remoto, magari svolgendo alcune operazioni in background senza interrompere il lavoro dell’utente, al netto di un banner informativo.
Le prove svolte da Daniele hanno evidenziato due aspetti da approfondire: la configurazione tramite file JSON, resa meno immediata dalla documentazione GitHub non sempre esaustiva, e la gestione dei permessi. I privilegi assegnati agli amministratori possono consentire interventi incisivi sulle macchine, fino alla disinstallazione di software, e vanno quindi definiti con attenzione.
MeshCentral resta una possibilità da valutare insieme ad altre alternative, tra cui RustDesk.
Feedback, facciamolo meglio
Marco Loregian, Agile Delivery Manager per Intré, ha evidenziato l’efficacia del feedback per favorire crescita individuale, collaborazione e miglioramento continuo all’interno dei team. Il feedback non riguarda il passato, ma serve a influenzare positivamente i comportamenti futuri, trasformando le osservazioni in opportunità di sviluppo.
Uno dei temi centrali è il motivo per cui spesso si evita di dare feedback: timori relazionali, paura di creare conflitti o convinzioni che il confronto sia inutile. Al contrario, un feedback ben gestito genera valore per chi lo riceve, per chi lo offre e per l’intero gruppo, contribuendo a costruire fiducia, motivazione e una cultura organizzativa più solida.
Durante la sua presentazione Marco ha proposto alcune regole fondamentali da seguire: il feedback deve basarsi su obiettivi condivisi, essere chiaro, frequente e multidirezionale. È importante scegliere il momento giusto, in un contesto sicuro e rispettoso, evitando confronti pubblici o situazioni di forte tensione emotiva.
È stato inoltre introdotto un modello pratico in tre passaggi: descrivere il comportamento osservato in modo oggettivo, spiegarne l’impatto e discutere il comportamento desiderato per il futuro. Questo approccio vale sia per i feedback positivi sia per quelli orientati al miglioramento.
In chiusura, Marco ha sottolineato che dare e ricevere feedback è una competenza che richiede allenamento. Ascolto attivo, empatia, dialogo reciproco e follow-up sono elementi essenziali per trasformare il feedback in uno strumento concreto di crescita personale e professionale. La regola d’oro rimane semplice ma fondamentale: se si è arrabbiati, è meglio aspettare prima di dare feedback.
Conclusione
Al termine dell’’ultima sessione della Unconference abbiamo concluso questo Intré Camp del 25 settembre con un giusto momento di confronto condiviso, tanto sulla Unconference quanto sulle sessioni di formazione IA.
Arrivederci al prossimo Intré Camp, che molto probabilmente sarà organizzato a febbraio 2027.